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AG&P greenscape Dialogues con Elisabetta Trezzani di Renzo Piano Building Workshop

La pandemia che ci ha travolto da più di un anno ci ha costretto a sperimentare nuovi strumenti per restare in contatto con le persone per noi importanti e dare voce e spazio ai nostri pensieri e riflessioni. Sulla base di questa riflessione è nato il progetto “AG&P greenscape Dialogues”, una serie di brevi interviste fatte a professionisti con i quali collaboriamo a stretto contatto, realizzate come momento di scambio di pensieri e riflessioni sullo stato dell’arte del paesaggio, naturale e urbano e sul suo ruolo sempre più importante nelle trasformazioni urbane.
Per inaugurare questa iniziativa abbiamo invitato Elisabetta Trezzani, Partner di Renzo Piano Building Workshop, studio con il quale stiamo collaborando sia al progetto di Monte Rosa 91  a Milano che a quello del Waterfront di Levante a Genova.
Di seguito lo stimolante confronto nato da questa occasione.

Il dialogo tra spazi costruiti e paesaggio è oggi un tema molto indagato e sulle cui soluzioni si fa grande sperimentazione, sia formale sia tecnologica. Come affronta lo studio RPBW questa sfida sempre più centrale nella progettazione architettonica e urbana degli spazi in cui viviamo?
Elisabetta Trezzani: Per lo studio RPBW il tema dell’ambiente, dell’inserimento del verde nell’architettura è sempre stato prioritario. Per noi non esiste una separazione tra natura, architettura e ambiente circostante, questi sono tutti temi che confluiscono nel progetto in un unico obiettivo: creare un luogo integrato nel suo contesto e capace di generare valore per le future generazioni.
Ciascun progetto è affrontato seguendo percorsi che ci portano a conoscere molto bene il contesto in cui lavoriamo e a definire in modo altrettanto chiaro gli obiettivi, del cliente e i nostri. Insieme ai temi più consolidati su cui lo studio lavora da anni, come la trasparenza, la luce naturale, i materiali e le soluzioni tecnologiche, quello dell’ambiente è un tema che è parte del nostro fare progettazione. Trovo sorprendente quanto spesso mi sia stata posta questa domanda negli ultimi anni, in fondo non abbiamo scoperto nulla di nuovo. Se penso alla California Academy of Sciences a San Francisco, realizzata all’inizio degli anni Duemila, il tema dell’inserimento del paesaggio nell’architettura era il concept di base di tutto il progetto, con l’idea di far dialogare il museo con il suo parco, che diventa anche elemento architettonico nella copertura dell’edificio.
Inserire la natura nell’architettura rende i nostri spazi più vivibili, più confortevoli, con l’obiettivo di costruire edifici capaci di dialogare con il loro contesto, declinando il paesaggio a seconda del luogo, più o meno urbano che sia.


California Academy of Sciences – San Francisco

Infatti, nel progetto per il Sole24ore il rapporto tra architettura e paesaggio è molto forte, un dialogo che fin da principio è stato uno dei cardini su cui si è sviluppato tutto l’intervento. Il forte legame tra il dentro e il fuori, i continui rimandi visivi dalla strada sui giardini interni, e la presenza della collina verde centrale attorno a cui si sviluppa l’edificio restano oggi dei capisaldi anche per il nuovo intervento. Come si valorizza il verde nel nuovo intervento di riqualificazione dell’edificio?
Il nuovo progetto di Monte Rosa 91 rappresenta un’importante e ambiziosa trasformazione dell’edificio esistente, sia per gli utenti che per la città. Mentre nella versione originaria la collina era nata con l’idea di essere un polmone verde a stretto contatto con la piazza interna , da contemplare e da guardare dagli uffici, come spazio ricreativo e contemplativo, nella nuova proposta abbiamo deciso di rompere questo guscio e rendere la corte più aperta e accessibile. Dopo 15 anni, abbiamo rivalutato completamente il progetto, abbiamo studiato come fossero vissuti gli spazi e quali potessero essere le possibili migliorie e ci siamo soffermati su due principali aspetti: il primo è la trasparenza, abbiamo constatato che il verde interno non era poi così tanto in dialogo con la strada esterna; il secondo è l’accessibilità, camminando sotto gli alberi nel giardino, ci siamo resi conto che sarebbe stato bello rendere più fruibile questo spazio. Per questi due motivi è nata l’idea di avere un passaggio pubblico che attraversa il giardino e lo rende accessibile a tutti i cittadini, creando uno spazio più urbano all’interno dell’edificio, come un’importante risorsa non solo per il quartiere ma anche per la città. Il cliente è stato molto disponibile su quest’aspetto. Abbiamo quindi fatto uno studio approfondito insieme a AG&P greenscape per rendere lo spazio aperto accessibile più confortevole e ricco di vegetazione. In questo modo abbiamo definito un vero e proprio percorso che parte dall’esterno dell’edificio, attraversa la lobby, e scende nella piazza interna, dove le persone potranno trovare diversi ambienti e spazi per sostare, oppure potranno proseguire verso la collina, che sarà arricchita di un sottobosco folto e variegato a seconda delle stagioni. Non sembrerà neanche di essere a Milano!


Monte Rosa 91 – Milano

Gli spazi interni dei cortili, o delle lobby private, sono sempre molto chiuse qui da noi. Il progetto di Monte Rosa 91 è un’occasione importante per mostrare un’alternativa nel progettare gli spazi privati, come si usa fare nelle grandi metropoli, ad a Hong Kong, o a New York, per esempio.
Si, esatto. Le corti che abbiamo possono essere luoghi magnifici oggi troppo nascoste nel tessuto urbano. La ricchezza che offre una città come New York, non è rappresentata solo dai piccoli parchi sparsi o dalla magnificenza di Central Park, ma anche nell’attitudine di avere i piani terra degli edifici molto trasparenti e accessibili. In Monte Rosa il passaggio all’interno della lobby, nel volume a doppia altezza, è pensato come un percorso pubblico ma situato all’interno di un edificio. Riprende l’idea del progetto della sede del New York Times, le persone lo possono attraversare passando da un blocco a un altro.
Il nuovo giardino di Monte Rosa 91 sarà un’importante attrattiva per la via e per l’intera zona, che ha bisogno di spazi pubblici. E adesso i tempi sono più maturi per realizzare anche a Milano questa tipologia di spazi aperti.

In una recente intervista l’architetto Renzo Piano ha affermato che gli piace pensare alla figura dell’architetto come colui il quale utilizza la tecnica per creare un’emozione. Questo è uno degli aspetti fondamentali su cui si basa la filosofia dello studio AG&P greenscape –  con cui state lavorando per il progetto Monte Rosa 91 e il Waterfront di Genova –, che ha fatto di “landscape with emotion” il proprio statement di progetto. In un mondo teso a uniformare regole, processi ed esiti, si può ancora pensare all’architettura e al paesaggio come il risultato di azioni responsabili volte a suscitare emozioni in chi le abiterà?
Il nostro obiettivo è sempre mettere al centro le persone. Non consideriamo mai un’architettura a partire dalla forma, ma dalla capacità che ha di interagire con il suo contesto e con le persone che la abitano. Per esempio, nel Whitney Museum a New York, abbiamo passato molto tempo con il cliente sul sito del progetto per approfondirne tutti gli aspetti, sia quelli legati agli spazi espositivi dell’arte, sia quelli più inerenti al dialogo con l’immediato contesto.
In quella zona, dove avevano appena iniziato a concepire la High Line, avevamo diversi elementi con cui confrontarci, gli edifici relativamente bassi del quartiere da un lato, il fiume Hudson dall’altro; ma anche tanti aspetti di cui tenere conto e con cui progettare, come la luce, o gli spazi dedicati al verde – ricordo lunghe riunioni con Piet Oudolf su come declinare il paesaggio e il rapporto con la vicina High Line.
Oggi il museo è diventato uno spazio di connessione e incontro, le persone tornano piacevolmente a godersi le terrazze che guardano la città, oppure ad affacciarsi dalle gallery che si affacciano verso il fiume. L’architettura deve emozionare perché le persone la sentano vicina e possano viverla nel migliore dei modi.


Whitney Museum – New York